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Corfinio  |
A chi arriva da L'Aquila percorrendo la Tiburtina Valeria, oppure da Pescara, lungo il tratto Autostradale Popoli-Pratola Peligna, il borgo medievale appare ben evidente sul promontorio che guarda la Valle Ombruna, è il castrum di Pentima, fondato da Trasmondo intorno alla seconda metà dell' XI secolo, sulle rovine della antica arce romana, fortificato contro le aggressioni provenienti dal mare e caposaldo a difesa della Cattedra valvense.
Il tessuto urbano medievale, costituito di vicoli stretti paralleli e a spina, è ben conservato, come anche il perimetro murario orientale, lungo il quale corre ancora uno stretto camminamento.
Si estende a ridosso della piazza, corrispondente al Teatro romano e vi si accede dalla Porta ogivale presso la Parrocchiale di San Martino. In via San Martino, confinante con la Chiesa, è una casa medievale, costruita sulle strutture del Teatro. Essa presenta una stratificazione di elementi significativi di epoche diverse che ne fanno un monumento davvero singolare, da iscrizioni romane a una testa tardo antica ad una più piccola medievale, ad un lacerto di affresco del XIV secolo.
Il Complesso Valvense, uno dei più importanti monumenti romanici d'Abruzzo, sorge sui resti dell'antica capitale italica e comprende la Cattedrale di San Pelino, La Cappella di Sant'Alessandro, la Torre di guardia, utilizzata solo successivamente come campanile, l'Episcopio.
Iniziata nel 1075 dal Vescovo Trasmondo, la sua costruzione fu inspiegabilnente interrotta nel 1092 e questa prima chiesa incompiuta, provvista del solo transetto absidato e priva di navate, fu dedicata a Sant'Alessandro. Contemporaneamente era stata eretta la Torre a pianta quadrata, necessaria per l'avvistamento e la difesa in considerazione dell'isolamento della Chiesa rispetto al castro di Pentima. Forse fu lo stesso Trasmondo, o il successore Gualtiero, a cominciare la nuova fabbrica della Chiesa di San Pelino, che comunque fu completata nel 1124.
L'impianto basilicale a tre navate presenta alcune grandi novità in area meridionale: il transetto absidato e l'assenza della cripta.
E' inevitabile che la nostra attenzione venga attirata innanzi tutto dalle splendide absidi di pietra bianca, scolpite con rilievi delicati e scandite dalle tipiche arcatelle pensili di memoria longobarda. Il portale benedettino, di tipo campano, è un unicum nella regione essendo costituito da blocchi di pietra decorati con girali floreali e terminanti con leoni rampanti affrontati in corrispondenza dell'architrave, rilievi desunti direttamente da alcune lastre romane murate nella torre di Sant'Alessandro. L'unico arredo che si nota al suo interno è l’ambone di pietra, somma interpretazione del motivo decorativo floreale da parte dei lapicidi valvensi che esclusero completamente la figura umana e quella animale. Realizzato all'epoca del Vescovo Oderisio da Raiano (1168-88), forse anticipa di poco quello di Casauria. Legato ancora ai moduli bizantini è il bassorilievo murato nella parete dell’abside sinistra e raffigurante la Madonna con Bambino.
Questa
immagine è in stretto rapporto con altre due di identico
soggetto, presenti nella Cripta di San Panfilo a Sulmona e nel
portale destro dei San Clemente a Casauria, riferibili al secolo
XII ed all'ambito benedettino. Tra i dipinti murali più
antichi conservati,
purtroppo come lacerti, ricordiamo l’affresco dugentesco
di San Benedetto, nell'abside destra, molto vicino all'opera
del Maestro miniaturista di Bominaco; La Madonna in trono con
bambino e San Pelino Vescovo, nella lunetta della controfacciata,
preziosissima testimonianza pittorica di epoca federiciana.
Passando nella Cappella di Sant'Alessandro, nel catino absidale notiamo due affreschi trecenteschi: uno raffigura Sant’ Alessandro
Papa benedicente, davanti ad un prezioso drappo sorretto da due angeli stanti, con due figurine di monaci inginocchiate ed oranti, l'altro è un polittico con i Santi Giovanni, Onofrio, Anatolia e Caterina d'Alessandria. Uscendo dal casello autostradale di Pratola peligna si segue la Provinciale 49 sino all'ingresso del paese, poi si svolta a sinistra e si raggiunge il piazzale di San Pelino percorrendo Via Italica.
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