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Corfinio *
L'antica Corfinium, 'la metropoli dei peligni", come la definisce lo storico di età romana Strabone, si estendeva su tutto il pianoro occupato dal paese attuale, sviluppandosi per una lunghezza di circa m. 800. Tutta la zona compresa tra la Chiesa di San Pelino e il borgo medievale della città, prospiciente l'attuale Piazza Corfinio, conserva infatti resti del centro antico. Piazza Corfinio, la principale del paese, deve la sua curiosa forma a semicerchio ai resti dell'antico teatro (I sec,a.C.), le cui gradinate (cavea) e i cui ambienti radiali di sostegno (cunei) sono ancor oggi inglobati negli edifici medievali e posteriori che vennero costruiti e riadattati sulle strutture in opera incerta. L'unica muratura antica attualnente visibile all'aperto è un tratto di un cuneo a Largo Lamberto, piccolo spiazzo adiacente la piazza principale: pur trattandosi di un tratto limitato rispetto alla grandezza e all'ingombro dell'antico edificio per spettacolo, ci consente di capire la stratificazione storico-architettonica tipica della maggior parte dei centri urbani italiani. Infatti al di sopra del teatro di età romana venne costruita, ed è ancora visibile, una sorta di torretta di età medievale, che in origine faceva parte di un circuito murario difensivo "innalzato nel secolo XI intorno al ristretto borgo abitato.

Una delle zone più ricche dal punto di vista archeologico è la contrada di Piano San Giacomo, lungo la S.S. n°5, denominata anche 'la Civita' e "contrada degli orefici" proprio per la copiosità dei resti e dei monili antichi che vi si rinvenivano. Uno scavo archeologico realizzato negli anni '90 ha portato qui in luce vari settori della città antica: strade con marciapiedi, negozi, ambienti residenziali, terme, ecc. Le strutture attualmente visibili si articolano su due strade antiche: più vicine alla strada moderna si estendono le terme (I-III sec.d.C.), ambienti rettangolari che conservano ancora le colonnine di mattoni (suspensurae) su cui poggiava un piano mosaicato, base pavimentale di vasche o ambienti riscaldati. Il riscaldamento avveniva tramite aria calda, prodotta in piccoli forni adiacenti agli ambienti e convogliata nell'intercapedine tra i pavimenti creata dalle colonnine. Spesso l'aria veniva anche fatta passare in tubi di terracotta inseriti nelle pareti, ancora visibili nelle terme corfiniesi. L'ambiente absidato più grande venne creato riutilizzando le strutture di una casa precedente, trasformata in una vasca di acqua calda (calidarium). Accanto alle terme sorge una casa del I secolo d.C., i cui resti sono stati restaurati e quindi protetti dalla ricostruzione moderna dei peristilio, cortile porticato che in origine doveva recingere il giardino centrale. La ricostruzione è stata effettuata sulla base delle proporzioni metriche e delle tipologie di materiali ritrovate negli scavi e ci fornisce così un'idea di come dovevano essere gli spazi e gli ambienti di questa ricca domus corfiniese. Scavata solo nella sua parte occidentale, la casa si articolava intorno ad un giardino, adornato al centro da una fontana polilobata e da un piccolo ambiente mosaicato, probabilmente una fontana (ninfeo) decorata alle pareti da mosaici in pasta vitrea. Verso est il giardino proseguiva con altre fontane (ora ricoperte). Tutto attorno il colonnato del peristilio era fronteggiato da un'aiuola, delimitata da una fila di mattoncini infilati nel terreno, le colonne erano originariamente decorate da stucco bianco, le pareti e il soffitto dipinti, come si può notare dagli intonaci policromi ancora conservati sulle murature.

Le stanze scavate nell'ala ovest della casa mostrano una notevole ricchezza e raffinatezza sia nelle decorazioni parietali che nei mosaici pavimentali, arricchita da piastrelle di marmi colorati e da un disco di alabastro egiziano al centro dell'ambiente principale, ulteriormente abbellito da figurazioni a mosaico sulla soglia e nell'abside. La zona sacra della città romana doveva trovarsi un po' più a sud, lungo un'antica via ricalcata in parte dall'attuale strada provinciale per Pratola Peligna. Qui, appena entrati a Corfinio, si elevano i resti di due edifici, contornati da ambienti di incerta destinazione. L'edificio maggiore, formato da un podio in opera incerta ancora ben conservato, è un tempio del I sec.a.C., con la cella della divinità pavimentata in mosaico bianco, riquadrato da una sottile linea nera.

Dell'alzato dell'edificio e della scalinata d'accesso non è rimasta traccia, neppure nell'ambiente più orientale, l'antico pronao. Evidentemente anche il tempio, come la maggior parte degli antichi edifici corfiniesi, subì lo spoglio dei materiali nel periodo tardo antico e medievale. Ai lati della cella sono visibili due curiosi ambienti ipogei, forse cisterne o favisse (ambienti di deposito delle offerte votive). Nei pressi del tempio furono trovati oggetti votivi, una zampa di cavallo appartenente ad una statua equestre in bronzo e un cammeo raffigurante l'imperatore Claudio. Poco più a sud sorge un edificio rettangolare, molto più piccolo del precedente, anch'esso bipartito; conserva ancora il paramento della muratura in opera reticolata. Doveva trattarsi di un tempietto adibito forse a rituali funerari, compreso in un piccolo recinto, ora non visibile. Adiacente ai due edifici suddetti è stata messa in luce una necropoli italica (IV sec.a.C.) con tombe scavate nella ghiaia e ricche di corredo.

La zona circostante la Cattedrale di San Pelino è particolarmente ricca di testimonianze archeologiche. Infatti i campi limitrofi alla sua recinzione sono punteggiati da resti di sepolcri e da una serie di muri formanti un grande 'recinto' rettangolare in opera reticolata, con contrafforti a intervalli regolari, costruiti in blocchetti rettangolari (in opera vittata). La destinazione di questo grande spazio recintato (m.240X140 circa), ancora ben riconoscibile sul terreno, è piuttosto incerta. Si tratta forse di un campus, grande spazio aperto extra-urbano destinato nelle città antiche ad esercitazioni militari, gare, ecc. La Cattedrale conserva, riutilizzati nelle sue strutture dei XII secolo, decine di frammenti architettonici, decorativi ed epigrafici appartenuti alla città romana mentre, poco più avanti, svettano due imponenti nuclei in calcestruzzo di tombe monumentali, mausolei dei I-II sec.d.C. che celebravano con la loro maestosità l'importanza avuta dai ricchi cittadini che dovevano esservi sepolti. I "murgini", come vengono definiti questi mausolei popolarmente, costituiscono da sempre l'immagine-simbolo di Corfinio, fin da quando, nel XVIII secolo, i viaggiatori inglesi li raffigurarono nei loro agresti e romantici paesaggi. I mausolei risultano ora completamente spogliati della loro decorazione lapidea (fregi, sculture, statue), riutilizzata in parte per la costruzione della vicina Cattedrale.

Ma la loro monumentalità ci testimonia comunque la ricchezza della città nella prima età imperiale. Una serie di nuclei di tale tipo di edificio sepolcrale è ancora visibile lungo la S.S. n°5 che conduce a Raiano e che, per vasti tratti, ricalca la più antica via consolare romana Tiburtina Valeria. Questa strada, costruita in epoca repubblicana (III-II sec.a.C.), collegava Roma a Corfinio, proseguendo poi verso l'odierna Pescara. Poco fuori dal paese attuale, in località Sant'Ippolito, è stato riportato in luce un santuario italico (III sec.a.C.), costruito nei pressi di una sorgente monumentalizzata. Il complesso si sviluppa su due terrazze: sulla superiore, addossato ad un lungo muraglione, c'è il sacello vero e proprio, costituito da un ambiente quadrangolare in opera quadrata e in pietre irregolari. Di fronte ed accanto al sacello sono visibili un altare in pietra e cippi troncopiramidali di calcare che dovevano fungere da basi per statuette in bronzo dedicate alla divinità. Molti altri oggetti e bronzetti votivi sono stati rinvenuti nei pressi dell'edificio sacro, tra i quali prevalgono quelli raffiguranti Ercole, divinità molto diffusa per tutto il periodo italico in Abruzzo e al quale il santuario corfiniese era forse dedicato. La terrazza inferiore è occupata da una cisterna in opera cementizia e da una vasca in lastre ret-tangolari di calcare, entrambe costruite, in epoca posteriore al primo impianto del santuario, sul luogo in cui scaturisce la risorgiva. Tutto il complesso mostra piena vitalità fino al I secolo d.C.

Cameo Mausolei San Pelino
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