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Importanti rinvenimenti inquadrabili in un periodo compreso tra la preistoria e l'altomedioevo testimoniano una continua ed assidua frequentazione del territorio raianese per tutta l'antichità, dovuta alla sua felice posizione. In particolare le alture sovrastanti il paese attuale conservano vestigia significative di insediamenti italici (loc. Castellone) e medievali, mentre più in pianura sono attestati da frequenti scoperte archeologiche resti di edifici sacri e civili di età romana.
La prima menzione del paese è della fine del IX secolo, nel Chronicon Casauriense. Nel secolo seguente dimorò a Raiano Ottone I e nel secolo XI Enrico III confermava il castello all'Abbazia di San Giovanni in Venere. Da ricordare che il "castrum" è riportato in una delle formelle del portale principale dell'Abbazia di San Clemente a Casauria (fine XII secolo).
Il feudo venne conteso aspramente fin dal medioevo tra varie famiglie; a tal proposito si deve ricordare che nel XII secolo vengono citate per Raiano nei documenti ecclesiastici ben tredici chiese, segno della prosperità e della ricchezza del paese in tale periodo.
Nel corso del XV secolo, in seguito ad un forte terremoto, gli abitanti si spostarono nella sede attuale, più in pianura rispetto all'insediamento medievale, i cui resti sono ancora visibili su alcune colline presso il paese. Tra i feudatari ricordiamo i Bassavilla, i Cantelmo, i Conti di Sangro e, ultimi, i Recupito.
Ambiente
Raiano è il terzo paese per numero di abitanti del territorio della Comunità Montana Peligna e sorge allo sbocco delle Goledi S. Venanzio. Costituisce di fatto la porta di accesso da NW alla Valle Peligna attraverso la Tiburtina Valeria. Il paese gode di una collocazione geografica ideale; si distende lungo l'ampia e comoda pianura alluvionale ed è circondato a sud e ad ovest da rilievi ricchi di vegetazione arborea, mentre a nord si affaccia con la sua parte antica medievale su terrazzi fluviali, sotto i quali scorre il fiume Aterno.
La storica ricchezza di acque sorgive, il clima e il territorio ricco di storia e di natura incontaminata, fa di Raiano uno dei paesi del circondario a maggiore vocazione turistica grazie alla recente istituzione della Riserva Naturale Regionale delle Gole di S. Venanzio e allo sfruttamento termale della ricca sorgente di acqua solfurea.
Enogastronomia
- Tagliolini in brodo di carne
- patate, verdure e fagioli ripassati in padella
- fiadoni salati ripieni di formaggio e ricotta
- ciambelle al vino
Da Visitare
Manifestazioni
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Chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore o ad Nives, all'interno statue di S. Venanzio, Cristo Morto e Madonna della Neve (sec. XVIII)
Chiesa della Madonna delle Grazie, fondata nel XII secolo e in origine extra-urbana, sulla facciata iscrizione su un'eclisse del 1567
Eremo di San Venanzio (8), ricordato già nel XII secolo; nella Cappella delle Sette Marie Compianto di Cristo fittile del 1510.
Convento dei Riformati o degli Zoccolanti e Chiesa di S. Onofrio, con altare in legno del XVIII secolo
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Convento dei frati minori Cappuccini e Chiesa di S. Andrea (sec. XVII)
Gennaio:
S.Antonio Abate - benedizione degli animali 18 Maggio:
San Venanzio pellegrino all'eremo di S. Venanzio 1° domenica di giugno:
Sagra delle ciliegie - sfilata di carri allegorici 20 - 21 agosto:
Fiera di S. Maria - fiera tradizionale a cui partecipano artigiani ed agricoltori, al suo interno viene organizzata la sagra del fagiolo 20 agosto:
S.Rocco - fiera patronale e dell'emigrante
Eremo San Venanzio
L'eremo di San Venanzio è legato ad una antichissima tradizione raianese, secondo la quale il giovanissimo martire di Camerino, accompagnato dal suo maestro Porfirio, si rifugiò negli anfratti dell'Aterno per sfuggire alle persecuzioni. Questa presenza è testimoniata infatti dalle impronte che Venanzio lasciò stampate sulle rocce e fanno tuttora parte del santuario. La più antica notizia di una chiesa dedicata al santo, in territorio raianese, si trova in una bolla corografica di papa Adriano IV del 1156, ma non è certo che si riferisca ad una chiesa da identificare con quella della Valle, considerato che in paese erano diverse le chiese dedicate ai protomartiri.
Il Santuario
L'eremo attuale risale a tempi molto più vicini a noi: a giudicare dalla presenza di certi affreschi quattrocinquecenteschi e considerata la mancanza assoluta di tracce medievali, l'edificio non può essere fatto risalire che a quell'epoca. Come oggi ci appare è il frutto di una ristrutturazione avvenuta allo scorcio del ‘600 e consistente in un'aula rettangolare coperta a botte con due altari laterali in prossimità di quello maggiore, la cui parete chiude l'abside preesistente con gli affreschi degli Evangelisti. Sul lato orientale della chiesa si snoda un piccolo corridoio su cui si aprono le celle eremitiche e che conduce ad una grotta artificiale che ospita un popoloso Compianto in terracotta riferibile al Gagliardelli, del 1510. L'eremo si colloca, con un sistema di archi, con un ponte che collega i luoghi santificati dalla presenza del Santo nel punto in cui la gola si restringe maggiormente. A questo singolare santuario, unico in tutta la regione, fa da sfondo un altrettanto splendido scenario naturale ricco di vegetazione spontanea, di ardite pareti rocciose e inaccessibili, su cui nidifica anche l'aquila.
Il rito
Ancora oggi è vivo il pellegrinaggio in onore di S. Venanzio da parte di fedeli che provengono da varie parti d'Abruzzo. I pellegrini possono agevolmente adagiarsi sull'impronta del corpo lasciata dal Santo, possono sedere sul sedile di Santa Rina per guarire dal mal di reni, e i ragazzi possono arrampicarsi sulla parete rocciosa a picco, nell'altra sponda, per raggiungere la Crocetta, cioè la grotta in cui il giovane Venanzio si ritirava per pregare e far penitenza.